commento alla serata de andrč
Fonte: Franco Maresca   

Commento emotivo

Il 21 e 22 agosto le Anime Salve della Penisola Sorrentina si sono date appuntamento al Chiostro dell'Immacolata a Piano di Sorrento per i concerti evento "I Mondi di Fabrizio De Andrè".

Comentare l'esito delle due serate non è facile. Non basta dire della perfetta riuscita dell'esperimento di far coincidere nello stesso spettacolo due soprano, un tenore con coro femminile, quattro rock band, una formazione jazz, voci recitanti fuori campo a riprodurre le interviste di Fenanda Pivano a Fabrizio De Andrè o quelle rilasciate da Dori Ghezzi, un Bocca di Rosa recitata ed accompagnata dalle musiche d'altri tempi di un organetto, due coreografie di una celebre scuola di danza, gruppi che hanno non solo eseguito ma anche interpretato recitando i brani, la presenza sul palco di uno dei più importanti violinisti del panorama musicale italiano. Il tutto per un totale di circa 60 artisti diversi. Non basta dire dell'ottimo lavoro svolto dai tecnici dei due service, sia quello audio, che quello delle luci. Non basta descrivere l'attenzione e gli apprezzamenti continui da un pubblico coinvolto come non mai. Non basta. Ma come sarebbe possibile spiegare le emozioni che vibravano palpabili nel retropalco, quando ad ogni esibizione ci si cercava, ci stringeva vigorosamente le mani, ci si complimentava con grandi pacche sulle spalle o con degli occhi sorridenti che dicevano tutto, ci si abbracciava e ci si baciava in un trasporto continuo di gioia, ci si asciugava gli occhi quando l'emozione aveva bisogno delle lacrime per esprimere qualcosa che le parole non avrebbero potuto manifestare.

Certo, tutti erano lì per rendere un omaggio al nostro Amico Fragile, all'artista che più di ogni altro ha contribuito a formare una coscienza ed un sentire comune che va al di là dell'immenso valore artistico della sua opera. Ma in quelle sere ognuno ha sentito di trovarsi su una propria Creuza de ma' interiore, dove un pezzo della propria anima ha raggiunto il limbo di un momento da aggiungere alla propria personalissima bacheca di ricordi indimenticabili.

Ognuno potra dire: in quelle sere, io c'ero.

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Commento tecnico

La scelta di diversificare così tanto le varie interpretazioni è stata dettata da una volontà di messa in evidenza dei valori più forti che si volevano di volta in volta rendere più manifesti nella composizione che si andava ad eseguire.

Per esempio la versione jazzata de La canzone di Marinella era un chiaro omaggio al genere che De Andrè aveva frequentato in gioventù, a Mina, e alle versioni che negli ultimi anni i più grandi jazzisti italiani hanno proposto non solo nei teatri, ma anche sul palcoscenico di San Giovanni del Primo Maggio.

Le voci liriche proposte per l'esecuzione de L'Ave Maria, Tre Madri e Spiritual, hanno garantito la messa in evidenza di un'ampliamento di significato. Questo perchè (pur essendo testi che narrano delle storie simbolo della nostra religione, che mostrano il respiro espressivo dell' universalità di una visione umana e non divina dell'esistenza) hanno utilizzato, per contrappunto, toni e modalità musicali che solitamente sono associate alle esecuzioni sacre, per esprimere, invece, concetti laici.

Le versioni sfrontatamente marcate de La guerra di Piero, Andrea, La collina, Il suonatore Jones, Rimini, La canzone del maggio, hanno voluto spostare l'attenzione dalle cadenze posate e ripetitive delle verioni originali (dove la potenza di senso era tutta nella voce di Faber) per riportarla, con una scossa, alla comprensione delle coscienze.

Lo stesso si può dire per l'operazione effettuata su Bocca di Rosa, dove il noto brano è stato completamente destrutturato e riproposto sottoforma di racconto con un accompagnamento sonoro d'altri tempi, per collocare la storia al di fuori di un tempo definito, rendendola definitivamente universale.

Amico fragile, Giugno '73, Khorakhane, Le Nuvole sono state caricate di significati sonori forti e struggenti che hanno ampliato a dismisura la forza introspettiva e descrittiva dei testi che illustrano una conoscenza dell'anima e della condizione umana.

Altri brani, come Nell'acqua della chiara fontana, Le passanti, La canzone dell'amore perduto, sono stati volutamente lasciati nel solco delle esecuzioni più tradizionali, o, come nel caso di Giordie, arricchite da una significazione pretestuale, proiettando sulla schermo alcune indicazioni sull'epoca storica della vicenda cantata.

I pezzi di chiusura di entrambe le serate sono state lasciate alla verve di interpreti molto famosi in penisola, che hanno saputo adeguare perfettamente i propri personali stili canori alle esigenze di brani come Via del campo, Amore che vieni amore che vai (splendida nella versione sudamericana), La canzone dell’amore perduto, Don Raffaè, Volta la carta, Il pescatore.

Un discorso a parte meritano gli interpreti di Creuza de ma’, ‘A dumenega, Zirichiltagghia. Non era facile essere fedeli agli originali, ed era allo stesso tempo impossibile trasformare questi pezzi. Il gruppo che si è fatto carico di questa esecuzioni è stato impeccabile nel dare al pubblico delle versioni filologicamente ineccepibili (soprattutto per l’ottima dizione nell’uso del dialetto), recuperando tutta la freschezza e la forza trascinante di quella parte della produzione di De Andrè che viene universalmente riconosciuta come uno dei punti più alti della world music in Italia.

Un’ultima considerazione: le due serate hanno dimostrato che è possibile realizzare una vasta collaborazione tra le molte realtà musicali della penisola sorrentina, e che la musica dal vivo, quando è realizzata con passione da una parte e una seria progettualità dall’altra, è senza dubbio l’arma vincente per far si che le manifestazioni estive riscuotano un buon successo nel gradimento del pubblico.